Crea sito

ARTICOLI

QUANDO CI SI PUO' RIVOLGERE ALLA PSICOMOTRICITA' FUNZIONALE?

Quante volte abbiamo sentito dire di un bambino/a che “....ne combina di tutti i colori... non sta mai fermo.... picchia tutti .... oppure è troppo timido, tende ad isolarsi.....ancora si fa la pipi addosso........non parla come dovrebbe o magari balbetta.... si isola... non comprende le regole della classe, ...non riesce a stare seduto al banco,....non ascolta....inverte lettere o numeri.... non riesce molto bene nei concetti astratti” etc.etc.
….NON, NON, NON....
Lo sviluppo di un bambino dipende da tantissimi fattori, biologici, neurologici, e non ultimi emotivi e l'ambiente in cui vive è fondamentale: la famiglia dove si sente protetto e sperimenta i distacchi più importanti e la scuola dove si confronta con gli altri simili, con adulti che hanno ruoli diversi rispetto ai genitori e con le richieste cui fino ad allora non era sottoposto!! 
E se da un lato all'interno della scuola la complessità di un gruppo classe è tale che è assai difficile per le/i maestre/i riuscire a stare dietro a tutti e a tutto a causa delle problematiche presenti, dall'altro anche le abitudini e necessità delle famiglie stesse, spesso in buona fede, non aiutano in quanto i bambini passano sempre più tempo davanti ai mezzi elettronici, tv, cellulari, pc, scambiati per baby sitter e questo può causare maggiore astrazione dalla realtà ed isolamento dall'ambiente circostante. 
Quello che posso dire nella mia piccola esperienza all'interno delle scuole, è che comincia a mancare nei bambini l'esperienza diretta sul campo che può far realizzare uno sviluppo corporeo di pari passo allo sviluppo biologico e neurologico e che si nutre degli stimoli e difficoltà che tali esperienze offrono; uno sviluppo che passa dalle esperienze "vissute”.

La Psicomotricità Funzionale può essere un valido aiuto perchè permette ai bambini (ma non solo) di confrontarsi con le difficoltà che via via vengono scelte per loro (dal professionista attraverso l'analisi funzionale), adatte alla loro reale maturazione neurologica e biologica, al di là dell'età anagrafica e di quello che i programmi scolastici richiedono, e che tengono conto di tutte le situazioni vissute dal bambino, compresa per esempio l'emotività, in modo da accompagnarlo alla soluzione migliore in autonomia di ciò che l'ambiente richiede. 
Cosa significa concretamente?
significa che per esempio la realizzazione di schede cartacee dove - senza alcuna sperimentazione corporea precedente - si richiede che vengano collocate in uno spazio grafico definito dai limiti di un foglio forme solo disegnate, tutt'al più ritagliate dalle maestre, in modo “logico” su richiesta precisa, non è sufficiente per garantire a tutti la riuscita del compito assegnato e cioè la comprensione del concetto di spazio e di tempo, tanto fondamentali ai futuri apprendimenti scolastici...... per poi meravigliarci che il bambino in questione “non capisce”!
Gli apprendimenti scolastici presuppongono che il bambino:
situi correttamente nello spazio grafico l'alto, il basso, la destra e la sinistra, 
abbia una buona dimestichezza con forme e direzioni 
riconosca e controlli ritmi lenti , veloci e pause.
In particolare con la lettura deve saper trasporre nel tempo segni grafici adeguatamente decodificati, con la scrittura deve compiere un'operazione logica attribuendo segni a suoni (dettato), distribuendoli su uno spazio grafico secondo regole convenzionali. 
Questo è possibile solo se raggiunge la percezione del proprio corpo, una buona coordinazione motoria, una sufficiente strutturazione dello spazio e del tempo e l'intenzione di comunicare e interagire, oltre ad una capacità attentiva prolungata nel tempo, la capacità verbale, la memoria visiva e uditiva, il controllo respiratorio, buona motivazione e interesse. 
Quindi tutto questo non può che passare dal proprio corpo! 
E questo è quello che fa la psicomotricità funzionale sia come PREVENZIONE , prima che si manifestino difficoltà, facendo giocare i bambini in modo tale che possano sperimentare prima col corpo ciò che successivamente diventerà una rappresentazione mentale, sia come AIUTO CONCRETO laddove invece si manifestano le prime avvisaglie che possono essere un ritardo sulla parola, un'agitazione un pò eccessiva, forme di ansia ed episodi anche sporadici particolari, difficoltà lievi o più gravi, anche fisiche.

E' dunque una disciplina che si colloca in ambito educativo; non chiede prestazioni competitive ma, attraverso il corpo in movimento, che è il mezzo più naturale che abbiamo, stimola il senso di efficacia, nutrendo così anche l'autostima.
La scelta dell'intervento che lo p.f. decide di attuare sul bambino dipende dall' “analisi funzionale“ - strumento base di osservazione - che permette di determinare i punti di forza e di necessità indagando tutti gli aspetti della persona (neurofisiologici, mentali, emotivo- relazionali, motivazionali, motori-posturali ed operativi) senza sottoporlo a test o prove a tempo. Per questo servono alcuni incontri in quanto si permette al bambino di non sentirsi "in prova" e quindi di restituire le risposte in modo spontaneo. 
Solo a questo punto viene scelto il percorso psicomotorio-funzionale che risulta il più adatto e rispondente ai bisogni di quel bambino.
Si può dire , insomma, che l'intervento psicomotorio-funzionale è come un vestito cucito addosso a quel bambino che è diverso, ma unico rispetto a tutti gli altri!

Firenze, 04-05-2018

Dott.ssa Maria Chiara Casini